Primavera in quota: il disgelo come soglia
In quota la primavera arriva prima con la luce che con il verde. C’è un momento tra i due stati, breve e irripetibile, che vale la pena fermarsi a testimoniare.
In quota la primavera arriva prima con la luce che con il verde. C’è un momento tra i due stati, breve e irripetibile, che vale la pena fermarsi a testimoniare.
Parto da un sentiero che conosco a memoria, in una domenica di nuvole stanche. A poche centinaia di metri dal parcheggio, mi lascio attirare fuori dal tracciato. Non è una scelta pianificata. È uno smarrimento gentile: forse l’unico modo per imparare a guardare di nuovo.
Amo le mappe da quando avevo cinque anni. Ma dopo tanti cammini ho capito che la mappa non risolve quasi mai il problema. Lo supera il territorio, un passo alla volta.
Quando la nebbia cancella il futuro, rimane solo il passo che stai facendo. Riflessioni su cosa significa camminare senza orizzonte, tra la luce diffusa del bosco e l’intuito come unica bussola.
Un settembre caldissimo, quindici chilometri nelle gambe e il sentiero che scompare tra i faggi. Un’esperienza di smarrimento che non insegna niente di preciso, ma che rimane.