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Luoghi dell’Altrove — Bernina, Grigioni, Svizzera

Il ghiacciaio
del Morteratsch

dove il ghiaccio scrive il tempo

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C’è un rumore che il ghiacciaio fa e che non so spiegare. Non è tuono, non è crepitio: è qualcosa di più profondo, come se la montagna stesse ricordando ad alta voce. La prima volta che l’ho sentito ero solo, nel silenzio di un mattino di novembre, con le morene ancora prive di neve e il fronte glaciale esposto in tutta la sua attuale estensione. Da allora non ho smesso di tornare al Morteratsch. Ogni visita aggiunge uno strato: di luce, di ghiaccio, di comprensione lenta. Questa pagina è un racconto doppio: quello del luogo, nella sua storia e nella sua geografia, e quello del mio incontro con esso, fatto di ore di cammino, di freddo, di luce bassa sulle morene.

La geografia del ghiaccio

Il ghiacciaio del Morteratsch scende dal massiccio del Bernina nel Canton Grigioni, alimentato dalle nevi perenni di Piz Bernina (4049 m, la cima più alta delle Alpi Orientali), Piz Palü e Bellavista. Con una lunghezza di circa sette chilometri è uno dei ghiacciai più lunghi dell’arco alpino. Il fronte glaciale si trova oggi attorno ai 2070 m di quota.

Il punto di partenza naturale è la piccola stazione ferroviaria di Morteratsch, raggiungibile con il Bernina Express da St. Moritz o Pontresina in meno di dieci minuti. Da qui, un sentiero segnalato risale la valle per circa quattro chilometri fino al fronte, senza difficoltà tecniche.

La conformazione della valle è quella tipica delle valli glaciali: un fondale largo e piatto, incassato tra pareti di roccia lucida, con i detriti delle morene laterali che segnano i bordi come due argini grigi. L’orizzonte è chiuso dalle cime del gruppo del Bernina. La luce del mattino entra dalla testata della valle e illumina il ghiacciaio per pochi minuti prima di sparire dietro i costoni. Quei minuti valgono il viaggio.

Lungo il sentiero del ghiacciaio. Morteratsch, Grigioni, Svizzera.

Una storia scritta nel ritiro

Lungo il percorso di avvicinamento, il “Gletscherpfad”, una serie di cippi in metallo portano date incise: 1878, 1900, 1920, 1940, 1970, 1990, 2010 e oltre. Ogni cippo indica dove si trovava il fronte glaciale in quell’anno. Camminare tra questi segni è come sfogliare un libro scritto dal clima: la distanza tra i cippi si è fatta sempre più corta con il passare dei decenni, e quella tra i più recenti si misura ormai in pochi anni.

Dal 1878 ad oggi il Morteratsch ha perso circa tre chilometri di lunghezza. Quello che oggi è un bosco di larici e abeti rossi, con le rocce levigate dal ghiaccio, era un secolo fa il pavimento di un corridoio glaciale alto decine di metri. La natura ricolonizza piano, con la lentezza che le appartiene: i licheni prima, poi l’erba rada, poi i pionieri arbustivi, poi i larici. Il bosco che camminate su questo sentiero è un bosco giovane. Un bosco che non si sarebbe mai potuto immaginare.

Guardare questi cippi significa confrontarsi con qualcosa di difficile da metabolizzare: non una catastrofe lontana, ma una trasformazione già avvenuta, visibile a occhio nudo, in un arco di tempo che coincide con quello di una vita umana.

Quello che rimane del ghiacciaio del Morteratsch

Superficie glaciale in dettaglio. Morteratsch.

Quello che rimane del ghiacciaio del Morteratsch

La morena del Morteratsch, terreno giovane.

Quello che rimane del ghiacciaio del Morteratsch

La testata della valle. Piz Bernina sullo sfondo.

Le mie esplorazioni

Ho raggiunto il Morteratsch per la prima volta nel novembre del 2023. Era una mattina di luce piatta, con il ghiacciaio già assopito nell’inverno, le morene scoperte e il fronte glaciale visibile in tutta la sua attuale estensione. L’impressione immediata fu quella di trovarsi davanti a qualcosa di vivo: un respiro che scende lento dalla montagna, una voce bassa che vibra sotto la suola degli stivali. Da quella prima uscita ho imparato a non inseguire il ghiaccio che si ritira, ma a fermarmi. Aspettare la luce, lasciare che fosse il luogo a suggerire dove mettere il cavalletto.

Nella primavera del 2024 sono tornato con uno scopo preciso: allenarmi su questo ghiacciaio per prepararmi alla salita al Piz Morteratsch (3751 m), da cui avrei fotografato la Biancograt. Muoversi sul ghiaccio in cordata, con i ramponi e la piccozza, cambia radicalmente la percezione del luogo. Non sei più un osservatore esterno: il ghiacciaio diventa il terreno sotto i tuoi piedi, un terreno che cede, che trasuda acqua di fusione, che non tollera distrazioni.

Fu allora che capii più a fondo di cosa si nutre la mia fotografia qui: non di bellezza soltanto, ma di una presenza fisica che è anche vulnerabilità condivisa. Il ghiaccio si ritira. Anch’io tornerò.

Allenamento sul ghiacciaio in preparazione alla salita al Piz Morteratsch.

Fotografare il Morteratsch: luci, stagioni, prospettive

La luce migliore è quella del mattino presto, quando il sole entra dalla testata della valle e striscia radente sui seracchi. In estate le ore utili sono pochissime: già a metà mattina la luce alta appiattisce tutto. In autunno, quando le prime nevicate imbiancano le morene e il bosco di larici vira all’oro, la gamma tonale diventa straordinaria.

Personalmente preferisco le giornate coperte o velate: la luce diffusa esalta le texture del ghiaccio, i toni freddi del grigio e del blu, senza creare contrasti troppo violenti.

Per i soggetti: il fronte glaciale offre ancora superfici di ghiaccio molto interessanti nei dettagli ravvicinati. Le morene laterali, con i loro strati di roccia e ghiaccio, si prestano a composizioni astratte. Il bosco pioniere, con i larici chiari su roccia grigia, è un soggetto spesso trascurato ma fotograficamente molto ricco. I cippi delle date, infine, meritano attenzione: un singolo cippo con la data incisa, in controluce o con il ghiaccio sullo sfondo, racconta più di molte immagini panoramiche.

Sul rapporto tra silenzio e ascolto nel mio modo di fotografare: Il silenzio (interiore). Sul paesaggio come stratificazione di tempo e conoscenza: Paesaggi interiori, paesaggi della mente.

L’Ova da Bernina: l’acqua che il ghiaccio lascia

L’Ova da Bernina non la cerchi: ti viene incontro. La senti prima ancora di scendere dal treno, nei pressi della stazione, dove il torrente precipita dall’alto con forza in una caduta di circa duecento metri: la Cascada da Bernina. Un rumore bianco e continuo che copre qualsiasi altro suono, inatteso dopo i silenzi del Bernina Express. È il primo gesto della valle: non il ghiaccio, ma l’acqua che cade.

Il torrente scende dal versante che separa la valle del Morteratsch dalla zona del Passo del Bernina. Non ha il colore latteo dell’Ova da Morteratsch, che è figlia diretta del ghiacciaio e porta in sospensione la sua farina rocciosa: l’Ova da Bernina è un’acqua di alta quota, più chiara, più impetuosa, con una voce che cambia radicalmente con le stagioni. In estate la portata è imponente e spumeggiante tra le rocce; in inverno può congelare in una colonna di ghiaccio. Non a caso, già dal 1891, alimenta la centrale idroelettrica più antica della zona.

Fotograficamente è un soggetto che chiede un approccio diverso rispetto al ghiacciaio: meno attesa, più posizione. La cascata va letta verticalmente, cercando il punto in cui la massa d’acqua si scompone in filamenti. I tempi lunghi funzionano bene in giornate coperte, quando la luce diffusa elimina il contrasto eccessivo tra le rocce scure e la schiuma bianca. Il sentiero delle cascate, aperto nel 2020, offre diverse piattaforme di osservazione e consente di cambiare quota e prospettiva senza mai perdere di vista il massiccio del Bernina sullo sfondo.

L’Ova da Bernina precipita nella Cascada da Bernina, vicino alla stazione ferroviaria di Morteratsch. In inverno può congelare completamente.

Galleria

6 fotografie: ghiacciaio e Ova da Bernina

Bosco pioniere di larici su roccia levigata dal ghiaccio
Cascada da Bernina in lunga esposizione, vicino alla stazione. Quadrata.

Come arrivare e quando andare

Dalla stazione di Morteratsch (Ferrovia retica, linea del Bernina), il sentiero per il ghiacciaio è segnalato e non presenta difficoltà tecniche: circa 4 km con dislivello minimo, percorribili in meno di un’ora. Non è necessaria alcuna attrezzatura alpinistica per raggiungere il fronte glaciale: bastano scarpe con suola antiscivolo e abbigliamento a strati. L’accesso è gratuito tutto l’anno.

Quota fronte glaciale

~2070 m slm (variabile)

Accesso

Stazione Morteratsch (Ferrovia retica) + 4 km a piedi

Periodo migliore

Luglio – ottobre, picco fotografico in settembre

Ingresso

Gratuito, aperto tutto l’anno

Luce migliore

Prima mattina (luce est) oppure giornate coperte

Attrezzatura foto

Treppiede, filtro polarizzatore, grandangolo, teleobiettivo per i dettagli

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