La solitudine che non è vuota: abitare il silenzio
Il bosco davanti, l’auto dietro, io in mezzo: una camminata senza meta diventa la pratica di abitare il silenzio, non come pace ma come spazio.
Il bosco davanti, l’auto dietro, io in mezzo: una camminata senza meta diventa la pratica di abitare il silenzio, non come pace ma come spazio.
Parto da un sentiero che conosco a memoria, in una domenica di nuvole stanche. A poche centinaia di metri dal parcheggio, mi lascio attirare fuori dal tracciato. Non è una scelta pianificata. È uno smarrimento gentile: forse l’unico modo per imparare a guardare di nuovo.
Quando la nebbia cancella il futuro, rimane solo il passo che stai facendo. Riflessioni su cosa significa camminare senza orizzonte, tra la luce diffusa del bosco e l’intuito come unica bussola.
Entrare nel bosco è un tornare. Non a qualcosa di preciso — a qualcosa di antico. Una riflessione sul silenzio come forma di rispetto e di ascolto.
C’è un verso di Robert Frost che mi porto dietro da anni: “Vorrei andar via dal Mondo seduta stante, e poi tornare.” Ogni camminata nel bosco è quel gesto. Un’andata e un ritorno che contiene tutto lo spazio per ritrovare il respiro.
Alla fine del decimo mese mi ritrovo tra spesse mura di pietra, mentre fuori cade una pioggia leggera ma ostinata. Nubi si accalcano negli anfratti della valle e vecchie contrade, ormai disabitate, affiorano a tratti dal vapore grigio come isole che ricordano il loro nome. L’odore di legna bagnata filtra sotto la porta, la casa…
Alla fine del decimo mese, lungo un sentiero ombroso, mi inoltro in un bosco di larici. Il sentiero ricoperto di aghi gialli attutisce il mio cammino. La magnificenza di questo ambiente mi infonde un senso di meraviglia. Il vento canta la sua melodia suonando i larici. Come tante piccole note, gli aghi prendono il volo…
Alla fine del settimo mese mi incammino sul sentiero diretto verso il bosco. È un sentiero a tratti scomodo, decorato con sassi scivolosi.La pioggia notturna rimane come un ricordo su foglie, fili d’erba, tronchi. Come un pellegrino diretto al suo santuario, anche io cammino silenzioso e ripiegato su me stesso in un atto di meditazione…
Incamminarsi nel bosco, quando ancora la notte incombe sulle mie spalle, è un momento di estrema realtà. La realtà si manifesta in tanti modi, nel mio caso avverto la presenza degli spettri che si nascondono al buio dietro i tronchi di abete e larice. Mi accorgo che tengo lo sguardo rivolto in basso evitando di…
C’è una finestra. No è un finestrone che poi è una porta mica una finestra. Una porta attraverso la quale esco sul bosco. Ma il bosco oggi è quello di ieri, pare in silenzio, il bosco. Che sembra che sia ancora gennaio quando la neve ricopre ogni centimetro di cose tipo alberi, fiori, erba, rocce,…