Sentiero che si inoltra in un bosco

La solitudine che non è vuota: abitare il silenzio

Il bosco davanti, l’auto dietro. E io in mezzo.

A passo lento mi incammino lungo la forestale che si inoltra nel bosco. Le nuvole si sono impigliate tra gli alberi e sembra che non riescano più a liberarsene, trattenute dai rami come da dita che non vogliono lasciarle andare.

Perdersi tra i tronchi

Oggi non ho obiettivi dichiarati. Solo la pratica di perdermi tra i tronchi di faggio e abete, lasciando che lo sguardo vaghi attraverso il bosco, pronto a raccogliere quello che trova senza andarlo a cercare.

Tronchi di faggio visti dal basso con luce diffusa tra i rami

Il suono dei passi sulle foglie marce è attutito dall’umidità che impregna l’aria. Si condensa sui rami e sulle foglie, distillando lentamente la mia pigrizia. C’è un silenzio intorno a me che trasuda da queste gocce in sospensione, come se l’aria stessa avesse deciso di rallentare insieme a me.

Non è la prima volta che il bosco mi chiede questo tipo di resa. L’avevo già intuito camminando senza una meta precisa, quando la via si perdeva e restava solo lo sguardo a orientarmi: ne scrivevo in Lo smarrimento gentile: perdere la via, trovare lo sguardo. Oggi quella gentilezza torna, ma con un’urgenza diversa: non è la strada a mancare, è il rumore.

Il rumore che si annulla

Provo ad abbassare il volume, ma il fischio costante nelle orecchie è ancora più fastidioso. Un passo dopo l’altro il ritmo del respiro si sintonizza con il gocciolio delle nuvole e con quel rumore che in sottofondo scandisce le mie giornate, ovunque io sia, qualunque cosa io faccia.

Si annullano a vicenda. E lasciando emergere i suoni, quelli veri: le foglie trascinate, un corvo che gracchia, un piccolo ruscello che scende a valle.

Non è pace questa. È spazio. Quello spazio dentro al quale posso manifestarmi.

Capisco che qui non devo più difendermi dal rumore. Posso essere parte di questo spazio, e lasciare che sia lui a far emergere il mondo che mi circonda, invece di continuare a proteggermene. Della sottile linea tra silenzio interiore e silenzio esterno avevo già provato a scrivere in Il silenzio (interiore), ma qui, tra i faggi, quella distinzione smette semplicemente di avere senso. Non c’è più un dentro da difendere da un fuori.

Un tronco, una mano, un verso

Appoggio una mano su un tronco di faggio. È liscio, freddo, bagnato.

Un verso cattura la mia attenzione e mi volgo di scatto. Impossibile capire il punto esatto della provenienza, giusto un’idea della direzione. Resto un istante sospeso tra il voler sapere e il dover accettare di non sapere, e capisco che è proprio in quella sospensione che si gioca tutto.

Mi inginocchio per scattare una fotografia della luce che si infila tra le nuvole aggrappate agli alberi.

Raggio di luce che filtra tra nuvole basse aggrappate alle chiome degli alberi.

Abitare lo spazio provvisorio

Non è la prima volta che la montagna mi chiede di stare in un luogo che non è casa, senza fretta di tornarci. Ne scrivevo a proposito dei bivacchi, di quella soglia sottile tra il dentro e il fuori, tra il movimento e la presenza: Bivacchi: l’arte di abitare il provvisorio. Il bosco, oggi, è lo stesso tipo di rifugio. Provvisorio, non protetto, eppure pienamente abitabile.

Lascio che i passi seguano il loro istinto, sapendo già che alla fine di tutto questo tempo ritroverò il mio fedele fischio nelle orecchie. Il rumore tornerà a reclamare il suo posto, come sempre.

Ma per ora c’è ancora questo spazio. Questo silenzio che non è vuoto, ma pieno di me e di tutto il resto insieme. Quanto ci vorrà, la prossima volta, prima di ritrovarlo?

Se questo articolo ti ha dato qualcosa…

…ti piacerà Il Cammino Interiore: 12 riflessioni fotografiche via email, una al mese. Lentezza, paesaggio, presenza.

Ricevi subito La Cura dello Sguardo: un’immagine in alta risoluzione + una riflessione sulla fotografia contemplativa.

* indica requisiti obbligatori

Acconsento a ricevere Il Cammino Interiore via email, in conformità al GDPR.

✓ Una email al mese  |  ✓ Cancellazione in un click  |  ✓ 340+ persone già nel cammino

Articoli simili

  • Sui miei passi

    C’è che quando il meteo è brutto poi in giro non trovi nessuno e questa cosa a me non dispiace.Non mi dispiace perchè posso concentrarmi su me stesso e su quello che mi circonda senza dovermi impegnare emotivamente in una qualche forma di relazione. E’ così che prende forma la meditazione in cammino. E’ un…

  • Into the woods

    Last year, around this time, we were preparing for our second trip to Canada. Right after Christmas our friends treated us to a 4 days trip at their cabin in the middle of nowhere in Ontario. No running water, no electricity, no gas, only a wood stove to cook and heat the cabin and the…

  • The Rural Workshop

    Cerco di fare ordine nel vissuto di questa settimana al Rural Workshop 2018. E’ tutt’altro che facile. Come in tutte le full immersion, succedono troppe cose per potersele ricordare tutte a caldo, è però molto importante fissare delle idee, dei punti chiave. Io le chiamo IK, Inspirational Keynotes. Di cosa si tratta? Molto semplicemente di…

  • Rotazione

    In quell’eterno moto di rotazione di tutto e tutti, spesso ci dimentichiamo, proprio perchè siamo parte del sistema, che ci sono forze in movimento che semplicemente diamo per scontate e quindi col tempo divengono consolidate, normali, non meritevoli di attenzione. Poi però arrivano gli “schiaffi” e ti ritrovi tra le mani un oggetto talmente impossibile…

  • Shima

    Qualche settimana fa ho ricevuto in regalo dall’amico Marco Salaris il suo ultimo lavoro, Shima appunto. Si tratta di un libro fotografico auto pubblicato che racconta la storia di un uomo e di un albero. Ci si può innamorare di un albero? Assolutamente sì! Marco è innamorato ad esempio del cirmolo. Il pino cembro (Pinus…

  • Sehnsucht, una via alla contemplazione

    Penso che in ogni idioma esistano delle parole che hanno la capacità di condensare in pochissimi caratteri concetti, sensazioni, emozioni pazzescamente enormi. Sehnsucht è una di quelle parole. Di difficile traduzione in italiano, questo termine proviene direttamente dal romanticismo tedesco. Se si dovesse dare però una definizione, potremmo intenderlo come “struggimento”, “desiderio ardente” o “malinconia”….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *