L'universo sei tu, siamo proprio sicuri?

L’universo sei tu

Sabato scorso mi sono imbattuto camminando nel bosco in un foglietto appeso alla base di un albero.

Onestamente ho notato il foglio solo durante il ritorno della mia escursione e la prima cosa che mi ha colpito è il non averlo visto all’andata.

Come è possibile, mi sono chiesto, che non l’abbia visto?

Mi sono quindi fermato a leggere il breve messaggio che recita queste parole:

“Anche i tuoi passi fanno rumore. Fermati chiudi gli occhi per qualche istante… ascolta… sentirai solo il fruscio del vento il tuo respiro… i rumori del bosco ascolta… la felicità… l’infinito… l’universo sei tu. Felice passeggiata.“

L'universo dei tu

Mi sono chiesto quale fosse il senso di un messaggio di questo tipo.

Forse che chi frequenta questa zona è particolarmente rumoroso e lo si invita invece a fare un passo indietro e lasciare spazio alla natura con i suoi rumori?

Forse un moto di condivisione di una sensazione di pace provata dall’autore nel camminare in questa zona e che ha voluto esternare con tutti noi venuti dopo?

Onestamente le motivazioni rimangono insondabili.

E se una parte come obiettare su quanto scritto, mi sono sentito profondamente urtato dall’affermazione “l’universo sei tu“.

Mi urtano tantissimo queste poche parole perchè racchiudono tutta l’arroganza di cui siamo capaci.

Mentre continuavo la discesa pensavo: “ma se io fossi l’universo, chissà cosa potrei fare…”.

Invece io, come tutti gli altri, non sono minimamente l’universo, tutt’alpiù ne faccio parte.

Questo sì.

Sono un piccolo granello di un insieme che in quanto uomo non sono minimamente in grado di concepire e sfido chiunque ad affermare di riuscirci.

Sono talmente piccolo ed insignificante che la parentesi rappresentata dalla mia vita biologica non lascerà nessuna traccia per nessuno.

Quindi mi chiedo, perchè dovrei dire “l’universo sei tu“?

Qualcuno vi prego mi aiuti e mi spieghi come interpretare diversamente questa affermazione.

Articoli simili

  • Il gheppio solitario

    Per la seconda volta tento di esplorare questo angolo di paesaggio che si estende tra il passo Bernina e la Forcola di Livigno.Qualche settimana fa la neve, troppo alta, troppo abbondante, mi aveva impedito di proseguire in sicurezza.Oggi è il torrente che taglia in due questa valle: scende baldanzoso carico di acqua e non concede…

  • Incompreso

    Tutto si quietaquando i tronchi si alzanoe le braccia gettate al cieloimpongono il silenzio. Il passo felpatodi cui non conosciamo l’esistenzaè un’illusione della nostra arroganza. Quanto male gli ha fattola coscienza di sea quel piccolo animaleche ignudo si aggira tra gli alberi? Tutto tacese non l’assordante urlodell’uomo disperatoda tanta incomprensione.

  • Natura Vincit

    Sabato siamo stati in visita alla mostra Natura Vincit di Andrea Chiesi. Chiesi, pittore modenese classe 1966, nasce artisticamente alla metà degli anni ’80 quando, con la tecnica dell’inchiostro su carta, realizza una serie di opere strettamente legate al mondo punk di quel periodo. Successivamente concentra la sua attenzione sul paesaggio andando ad esplorare quel…

  • La montagna come rifugio

    Ho recentemente ascoltato un’intervista a Paolo Cognetti a proposito dell’abitare la montagna. Tra le tante cose dette durante i 40 minuti di intervista una ha catturato la mia attenzione ovvero il concetto di “rifugio come luogo non fisico”. Concordo che il rifugio come concetto può essere rappresentato da qualunque idea anche astratta di confort zone….

  • Topografia della fragilità

    A volte mi capita di imbattermi in fotografi che catturano la mia attenzione al di là delle loro fotografie. Molto più raramente mi capita di incontrare fotografi, in particolare di paesaggio, che mi stimolino intellettualmente e spiritualmente. Oggi vi parlo di Ingrid Weyland ed del suo progetto “Topografia della fragilità”, titolo originale “Topographies of Fragility“….

  • Il rifugio dal mondo

    C’è un luogo che assomiglia ad un bosco, è il rifugio dal mondo, il mio rifugio. E’ un luogo impalbabile, ma al tempo stesso, concreto come un fusto di faggio o uno spigolo di una roccia. Io sono lui e lui è me. Mi accompagna da tempo immemore in questo cammino di sofferenza.In ogni luogo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *