Sullo stare

Stare come esserci.

Quando si allunga una gamba e ci si tira fuori un attimo dal flusso del tempo e della vita, ci si ritrova a bordo di quel fiume che scorre impetuoso ai nostri piedi.

E’ uno di quegli stati che permettono di guardare da una certa distanza il tutto della nostra vita e di quello che ci circonda e se si vuole, fare quelle analisi del dove ci si trova e a che punto si è.

Ma tirarsi fuori dal flusso permette, almeno a me, di guardarmi e di ascoltarmi. Operazione quanto mai complicata per una persona come me che non ha mai avuto la capacità di dare un nome alle cose figuriamoci alle emozioni.

Dopo tanto camminare qualcosa ho imparato, ovviamente non abbastanza.

Quel poco che ho appreso fino ad oggi mi ha permesso, di fronte all’enormità delle mie paure, di non farmi travolgere, di riconoscere certe emozioni, insomma in un’unico concetto stare.

Stare con me stesso, ascoltando quello che si muove dentro e cercando in una qualche maniera di trovare una via per vivere in questo stare quello che l’Altrove mi scarica letteralmente addosso.

Ed è proprio l’Altrove la dimensione, l’entità, che più di ogni altra cosa è in grado di provocare uno squotimento ed una messa in discussione della mia persona e delle mie posizioni.

L’equilibrio fragile che cerco di mantenere in piedi è sempre messo a dura prova dall’Altrove e non sempre l’approccio dell’accoglienza sortisce gli effetti benefici desiderati.

E’ faticoso stare ed in queste settimane ne ho avuto una riprova lampante.

Lo stato di profonda prostrazione provocato dal relazionarmi con l’Altrove come mai avevo fatto in precedenza, si è manifestato con notti insonni e ansie incontrollate.

Come affrontare tutta sta roba o per le meno sopravvivere?

Giuro, vorrei avere la ricetta, ma proprio non e l’ho e quel che mi rimane come unica arma per cercare di controbattere queste forze esterne ed interne, è quella di mantere il più possibile divaricata quella forbice della comfort zone in modo da evitare i picchi ingestibili.

Non sempre ci riesco e questo periodo ne è una riprova.

Articoli simili

  • Treeline

    Cosa saremmo senza gli alberi? Se guardiamo all’intera nostra storia su questo pianeta, praticamente è solo ieri l’altro che vivevamo ancora in case di legno, ci riscaldavamo e cucinavamo bruciando legna, ci riparavamo sotto le chiome degli alberi. Sembra secoli fa, ma era solo ieri l’altro. Da risorsa di sopravvivenza, l’albero è diventato velocemente una…

  • Un albero spezzato

    Nel tronco spezzatoinvece che morteuna promessa di vita Schegge aride come sementia raggiera adornano la terra La mia mortesarà per tenutrimento A chi soffre per questa visioneprometto che sarà solo un attimo Guarda, ascoltala senti la vita dopo la morte?Lo senti il picchio felice? Oggi sono qui per celebrartila tua magnificenza posso solo immagine Ma…

  • Zucchero a velo

    Un muretto a secco a delimitare un mondo che si perde nei ricordi di qualche vecchio che ancora tiene duro e si aggrappa alla vita come una bandiera strattonata dal vento non vuole lasciare la sua asta. Vecchi che però sono difficili da trovare e ancora di più da capire. Rimangono solo le tracce di…

  • Il profumo del tempo

    Ultimamente le questioni che ruotano intorno al tempo mi assillano parecchio, ne scrivo anche nell’ultima uscita della mia newsletter.Nulla di preoccupante, però sono piuttosto preso dal capire come il tempo sia funzione di un certo tipo di fotografia. Come sempre le domande si accumulano e le risposta latitano. Se parto dall’idea che l’atto del fotografare…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *