Il crinale tra Emilia Romagna e Toscana

Pleistocene

Sono passati poco meno di 10 mesi dall’ultima visita in appennino e questa volta il meteo è stato sicuramente più clemente.

Mi ero nuovamente ripromesso di concatenare le tre cime che dominano l’anfiteatro tra il lago Santo ed il lago Baccio, ma anche stavolta il Monte Giovo è rimasto inviolato. Ormai pare una chimera irraggiungibile.

Salendo verso il Monte Rondinaio e volgendo lo sguardo ad ovest, la vista spazia lungo il crinale e il Monte Giovo.
Salendo verso il Monte Rondinaio e volgendo lo sguardo ad ovest, la vista spazia lungo il crinale e il Monte Giovo.

Nonostante questo, in una giornata calda ed afosa tipica di luglio, ho nuovamente esplorato questi luoghi a me cari. Le sponde del lago Baccio già in versione autunnale, la faggeta ai piedi del ripido pendio che porta al crinale, le enormi pietraie ormai somiglianti più a gusci giganti che a vere e proprie pietre.

Come sempre l’impressione è quella di un museo a cielo aperto di quello che qualche era fa doveva essere un mare tumultuoso. Non posso non provare ad immaginare cosa sia stato prima e durante.

Prima, mentre il fondale che oggi sto guardando era ricoperto di acqua salata.

Durante, nel processo lento ed inarrestabile di innalzamento e poi erosione delle cime e dei versanti.

Ghiacciai ormai estinti, forme di vita stampate sulle rocce, aria densa di pulviscolo da erosione.

Come schiene di tartarughe questi ammassi di pietre non aspettano altro che scomparire sotto la costante azione degli elementi.
Come schiene di tartarughe questi ammassi di pietre non aspettano altro che scomparire sotto la costante azione degli elementi.

Nonostante ormai sia tutto così scontato, continuo a trovare scorci nuovi. Continuo a trovare spunti di esplorazione. La curiosità continua a spingermi all’avventura.

Usciti dalla faggeta che costeggia il lago Baccio, finalmente si intravede il crinale.
Usciti dalla faggeta che costeggia il lago Baccio, finalmente si intravede il crinale.

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