Per me il sacro non è un concetto da spiegare con i libri, né un dogma tramandato da altri. È qualcosa che vivo e riconosco dentro di me, ogni volta che mi metto in cammino verso la montagna.
Il sacro nasce dall’opposizione con l’ordinario. L’ordinario è il ritmo ripetuto della vita di tutti i giorni, le voci che si accavallano, i gesti che si consumano senza lasciare traccia. L’ordinario è la città, le sue strade che si somigliano, le abitudini che tengono a bada l’imprevisto. Non lo rifiuto, ma so che lì non troverò il respiro che cerco.
Lo straordinario, invece, è la montagna. È il momento in cui abbandono il fondovalle e salgo lungo un sentiero che si fa più ripido, lasciando dietro di me i rumori del mondo. È un tempo che non scorre più uguale: i minuti si dilatano, diventano passi, diventano fiato.
È un luogo che non si confonde con nessun altro: ogni pietra, ogni piega del terreno, ogni silenzio ha un suo peso assoluto.

Quando cammino in montagna, io vivo il sacro. Non è un pensiero, è un’esperienza che si impone. Il sacro è l’aria più sottile che entra nei polmoni, il silenzio che mi avvolge, la consapevolezza di essere minuscolo e nello stesso tempo parte integrante di una vastità che mi supera.
È in quel momento che comprendo: questo è il mio tempio, e non ha mura. Questo è il mio rito, e non ha formule.
Per questo insisto a parlare in prima persona: io cammino, io ascolto, io mi fermo.
Nessuno può mettere in discussione ciò che sento perché non appartiene ad altri, non ha bisogno di essere confermato o condiviso. Il sacro che incontro in montagna è irripetibile e assoluto, perché accade dentro di me.
Ogni volta che salgo verso le terre alte io lascio indietro l’ordinario. Non porto con me la ricerca di spiegazioni, non porto con me il rumore del mondo. Porto solo il mio corpo, il mio respiro, il mio passo. È sufficiente. Perché lì, tra le rocce e i silenzi, ritrovo la dimensione straordinaria che mi fa sentire vivo, intero, in pace.
Ecco, per me il sacro è questo: il momento in cui l’ordinario si dissolve e rimane soltanto la verità della montagna e del mio esserci dentro.
E tu? Qual è il tuo sacro?
Ti invito a riconoscerlo, a dargli spazio, a viverlo. E se vuoi, possiamo cercarlo insieme, passo dopo passo, salendo in montagna.



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