Un paio di mesi fa, durante un’uscita fotografica in montagna, mi sono ritagliato il tempo per fare una meditazione nel bosco.
Ho chiamato questa pratica “meditazione del bosco” proprio a simboleggiare la stretta relazione tra me e appunto il bosco.
Il bosco, ma più in generale tutto quello che sta là fuori, a me fa paura. Vorrei far finta che non sia così ma al netto di quello che posso raccontarmi nel segreto della mia testa, la paura governa sempre indisturbata.
E così in questa pratica ho cercato di meditare così come faccio normalmente a casa. Confesso che l’esercizio è stato particolarmente difficile da svolgere e il motivo è stato molto semplice, nel momento stesso in cui chiudevo gli occhi, tutti gli altri sensi si attivavano in maniera eclatante impedendomi di raggiungere quello stato di vuoto propedeutico alla pratica.
Più di ogni altra cosa, la paura che si manifestesse all’improvviso una presenza inaspettata ha catalizzato tutti i miei pensieri e sensi.
Mi sono reso conto che per me, al momento, meditatare da solo e all’aperto è piuttosto difficile se non impossibile.


Poco male però. Si tratta, come per l’esposizione all’acqua, di reiterare un gesto, non naturale, per mantenere, o eventualmente aumentare, la forbice della comfort zone il più aperta possibile.
Questa esperienza, così come altre, sulla meditazione ha trovato qualche settimana fa un nuovo elemento di arricchimento. Infatti leggendo il libro di Hermann Hesse “Il mio credo”, mi sono imbattuto in un paio di passaggi proprio sulla meditazione che mi hanno restituito una sorta di profonda tranquillità:
Scopo e risultato della meditazione non è una conoscenza nel senso della spiritualità occidentale, ma uno spostamento della condizione della coscienza: una tecnica che ha per fine supremo una pura armonia, una collaborazione simultanea e paritetica del pensiero logico e del pensiero intuitivo. […] Se noi occidentali avremo appreso appena qualcosa della meditazione, essa ci mostrerà effetti del tutto diversi rispetto a quelli degli indiani. La meditazione non diverrà per noi un narcotico, ma una approfondita auto conoscenza, nel senso che il termine ebbe quale primo e inviolabile postulato per i discepoli dei filosofi greci.
La pratica della meditazione, per quanto mi riguarda, si inserisce dopo fuoco, aria, acqua e terra come quinto elemento in grado di descrivere chi sono.
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