Son qui di un venerdì qualunque e penso a questo concetto di pigrizia. Perchè io in fin dei conti sono un animale piuttosto pigro.
E io, questa pigrizia, la vivo come una battaglia quotidiana tra il lasciarmi morire sul divano e caricarmi lo zaino sulle spalle.
Io questa battaglia qui la perdo e la vinco tutte le volte. Perchè se da un lato io voglio essere pigro e quindi morire sul divano, dall’altro non voglio essere pigro e voglio caricarmi il fardello dello zaino sulle spalle ed uscire lì fuori, nell’Altrove.
Ecco io sono anche questo. Io sono questa continua battaglia fatta di scaramucce quotidiane tra io e me e me ed io.
E comunque vada, io vinco e perdo ogni volta.

E allora io in questo venerdì qualunque, ho deciso che questa cosa che ho fatto questa settimana, in questi giorni che vanno forse dalla domenica a ieri che era un giovedì qualunque, ecco io ho deciso che non mi sono mai tolto il pigiama di dosso, io.
Cioè la sera quando sono andato a letto avevo già indosso una t-shirt e ho tenuto quella. Ma poi l’ho tenuta indosso anche la mattina dopo, e l’ho tenuta fino alla sera quando era di nuovo ora di andare a letto, io.
Ed io, sempre con la stessa maglietta indosso, mi sono tirato pigro dalla domenica fino a ieri che era un giovedì qualunque.
Forse volevo vincere questa piccola battaglia contro me stesso, io.
Oggi però ho messo la maglietta da lavare, anche se io forse me la sarei tenuta indosso ancora un po’.
Ecco, allora io ho pensato che questo gesto così inconsueto di vivere in pigiama, che poi sarebbe mezzo pigiama perchè andare in giro in braghe corte è ancora un po’ prestino, ecco io, ho pensato che questo gesto è un gesto rivoluzionario.
E’ un gesto che inneggia alla pigrizia più sfrenata.
E mi fa sentire bene questa cosa qui. Mi fa sentire vittorioso per una frazione di secondo.
Non so bene ancora contro chi ho vinto, temo contro nessuno se non quella parte di me che non vuole morire sul divano.
Però a me, sta cosa di stare sempre in pigiama, è piaciuta molto, penso che io la ripeterò questa cosa.
E la ripeterò anche se poi sul divano non ci muoio ma mi carico il fardello dello zaino sulle spalle.
Che poi ho le spalle, quella destra in verità, che da quando ho spaccato legna in un sabato mattina qualunque, sta ostiando in tutte le lingue, la spalla.
E forse questa spalla avrebbe voluto che il me pigro vincesse una scaramuccia quel sabato mattina.
Ed invece no, ha vinto l’altro me. Quello che non vuole morire sul divano.
Adesso però mi metto il pigiama perchè sento che il divano mi chiama.
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