Per la seconda volta tento di esplorare questo angolo di paesaggio che si estende tra il passo Bernina e la Forcola di Livigno.
Qualche settimana fa la neve, troppo alta, troppo abbondante, mi aveva impedito di proseguire in sicurezza.
Oggi è il torrente che taglia in due questa valle: scende baldanzoso carico di acqua e non concede guadi sicuri.
Non mi resta che esplorare ciò che mi circonda da qui, dal punto in cui mi trovo ora.
Alle spalle la strada, di fronte la montagna, illuminata dalla luce dorata del pomeriggio.
Una casetta solitaria sorge in mezzo a questa terra di nessuno. Circondata da uno steccato, con alcuni larici sparsi sul prato, sembra sospesa nel tempo.
Le imposte sono chiuse, il comignolo muto. Nessuna presenza visibile. Solo un gheppio volteggia instancabile nei dintorni.
Lo osservo. È un gheppio grigio, piuttosto grande. Forse ha già vissuto molte stagioni.
Lo seguo nei suoi movimenti, armoniosi e leggeri, in un volo che pare immune alla fatica e alla gravità.
Si lascia guidare dalle correnti, si solleva, si sposta lateralmente. Le ali non sbattono: si adattano. Come le mani di una danzatrice nell’aria.
Ne ammiro la grazia, ma poi mi sorprendo a pensare che tutto quel volare non è altro che l’equivalente del mio girovagare tra gli scaffali di un supermercato.
Il pensiero che possa restare senza cena mi provoca un lieve malessere.
Io ho un frigo pieno che mi aspetta. Una tavola imbandita, il privilegio di scegliere quanto mangiare.
Forse il gheppio oggi non mangerà.
Forse, quando il buio salirà dal fondovalle, si ritroverà solo, affamato, nel suo rifugio di roccia.
La fame non lo ha mai abbandonato, fin dal primo volo. Ma oggi, in questo pomeriggio di primavera, quella fame sa anche di solitudine.
Una solitudine profonda, silenziosa, cieca.
Me lo immagino rannicchiato nel buio, infreddolito, senza un compagno all’orizzonte.
Mi chiedo se, questa sera, farà il bilancio della sua giornata.
Se si chiederà il senso di tutto questo volare. Se proverà rabbia o stanchezza.
Ma forse, il suo futuro sarà un altro.
Forse troverà un roditore, un insetto, qualcosa che gli riempia il ventre e gli dia tregua.
Allora, nel suo rifugio, penserà ai paesaggi che ha visto dall’alto, e già la mente correrà a domani.
Perché domani, ancora una volta, dovrà volare. Senza frigorifero, senza comodità.
Tutto questo penso mentre sono fermo su un prato punteggiato di crocus in fiore, con il sole alle spalle che scende veloce dietro la cresta dei monti, e gli occhi rivolti in alto a seguire i suoi volteggi.
Mi godo ancora un poco il tepore, prima che il freddo riprenda possesso di queste lande.
E allora anche il gheppio, col buio nel cuore, si raccoglierà nel suo anfratto. Stringerà le ali al petto, penserà alla giornata appena trascorsa.
Ma forse, più di tutto, penserà che domani sarà ancora più dura.
Perché se oggi non ha mangiato, domani sarà più difficile sollevarsi in volo.
Eppure dovrà farlo.
Perché ogni battito d’ali consuma energia, e ogni battito d’ali è spinto dall’urgenza di saziare una fame antica, insaziabile.
Io ora, lasciato il gheppio al suo volo, salgo in auto e mi dirigo al supermercato, perchè il frigo anche se pieno non sa placare davvero i morsi della fame che sento nello stomaco.



Leave a reply