Una nuova stagione di bagni ghiacciati è iniziata.
Per i prossimi tre mesi avrò tante occasioni per la mia pratica dell’acqua: pochi minuti di immersione, e quella pace essenziale che cerco da sempre.
Ma oggi non voglio raccontare cosa succede in acqua.
Voglio raccontare cosa mi è successo prima.
Il 31 ottobre: quando il corpo parla sottovoce

Era il 31 ottobre.
Giornata lunga: sveglia alle 3, auto, Engadina. Nel primo pomeriggio decido di fare il bagno in uno dei miei posti “comodi”.
Non era desiderio. Era opportunità.
E il pensiero di entrare nell’acqua gelida, quel giorno, non mi chiamava.
Ma ormai ero lì. E io, quando sono lì, tendo a dire: “tanto vale”.
Mi svesto, entro con il mio solito fare guardingo… e capisco subito che qualcosa non torna.
Le sensazioni non sono quelle solite.
Il corpo sta dicendo: non oggi.
E io, invece di ascoltare, procedo.
La parte più ingannevole: “tutto sommato sto bene”
Esco. Mi rivesto. Arriva anche il piacere: quello che spesso l’acqua fredda lascia, come una lucidità pulita.
Rimango in ascolto per un po’, per capire se quei segnali avessero un significato.
E niente: mi sento bene.
Troppo bene, forse, per accorgermi del resto.
Poi torno a casa. E dopo un paio di giorni cominciano i problemi.
Il conto arriva sempre
Capisco subito che quella poca voglia, quel dubbio, non erano capriccio.
Erano un segnale che ho scelto di ignorare.
Il corpo mi stava dicendo che non ne aveva più.
Mesi di alzatacce, insonnie ripetute, tirate in auto, montagne, fretta… avevano inciso più di quanto volessi ammettere.
Eppure la frase dentro di me era la solita: “la vita va avanti”.
Così a inizio novembre mi ritrovo spiaggiato: naso chiuso, tosse, febbre a tratti, spossatezza.
Mi dico: ok, ho tirato troppo. Ora mi fermo.
Ma poi, ancora: la vita va avanti.
Passa una settimana. Due. Tre.
Arrivo a fine novembre ancora acciaccato.
E quando arrivano le prime nevicate, la domanda è sempre la stessa: non vai?
Dicembre riparte malconcio. A tratti torna la febbre. Si trascina fino a fine anno.
Poi, con l’anno nuovo, finalmente qualcosa si scioglie.
Centrarsi non è resistere: è scegliere
Tra novembre e dicembre ho ripensato spesso a quell’errore.
Non tanto all’acqua in sé, ma al gesto che viene prima: la decisione.
I bagni ghiacciati richiedono centratura durante la pratica, sì.
Ma la centratura più vera è prima.
Non basta “ascoltarsi”.
Bisogna ascoltarsi con abbastanza umiltà da accettare anche questa risposta: oggi no.
Perché il confine è sottile: da un lato c’è la disciplina, dall’altro c’è l’ostinazione.
E io, quel giorno, ho chiamato disciplina ciò che era solo ostinazione.

Non so se ho imparato
Io non so se ho imparato la lezione.
Oggi direi di sì.
Ma lo scoprirò davvero la prima volta che mi ritroverò davanti a quella scelta semplice e decisiva:
entrare o non entrare.
E tu: riesci a riconoscere, nella tua vita, il momento in cui il corpo ti dice “non oggi” — e a rispettarlo?
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