A volte si incappa in libri particolarmente intensi ed impegnativi. Leggere Vita contemplativa mi ha letteralmente straziato il cuore.
Mi sono ritrovato ripetutamente a riflettere sul “dove mi trovo” senza però avere la possibilità di dare una risposta di senso compiuto.
Il motivo di questo strazio viene dal fatto di sapere esattamente di cosa si sta parlando, ma di non essere (ancora) in grado di tirare le somme e chiudere un cerchio e quindi portarmi poi a prendere determinate decisioni.
Sul tema della contemplazione è ormai un paio di anni che ci giro intorno.
Fa parte fondamentale, la contemplazione, del mio processo fotografico e del mio vivere la Natura e la Montagna.
Sono arrivato a fare mio questo esercizio un po’ da autodidatta ovvero sperimentando istintivamente modi di diversi di frequentare la Montagna ed arrivando a definire il mio modo di contemplare il paesaggio per poi fotografarlo.
E’ ovviamente tutto molto bello se non che esiste sempre uno step successivo, un livello ulteriore da raggiungere.
Nulla è obbligatorio si intende, ma se la direzione è tracciata è chiaro che poi si intuisce che c’è dell’altro e qui mi sono arenato nel senso che leggere Vita contemplativa mi ha portato a focalizzare l’attenzione su come vivo la mia vita in particolare sugli elementi che intuisco essere di forte disturbo per la mia ricerca ed il mio vivere la quotidianità.
E’ un po’ come ritrovarsi davanti ad una scelta che si sa già di dover fare ma non si trovano gli strumenti o le risorse per farla.
Piuttosto frustrante.
Ecco, Vita contemplativa è l’ennesimo libro di Byung-Chul Han che mi ha mostrato quanto mi trovi a metà del guado e di come al momento mi ritrovi in una sorta di impasse tra lo stare fermo ed il proseguire.
Ritorno sempre al punto di partenza rappresentato dalla ricerca di un equilibrio che fatico anche solo ad immaginare figuriamoci a raggiungere.
Per il momento l’unica cosa che posso continuare a fare è camminare.

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