In questo terzo libro Curnis, classe 1936, raccoglie pensieri ed esperienze maturate in una vita trascorsa tra lavoro e montagna.
Dal vivere con meno, allo sperimentare di persona la natura, Curnis affronta diversi argomenti che dal mio punto di vista sono clamorosamente attuali.
Un ragazzino oggi riconosce tutti i marchi di scarpe, ma non distingue un faggio da un frassino. E’ straniero tra gli alberi. Bambini che crescono senza fare esperienza della natura, come potrebbero averne rispetto? Non la riconoscono, non sanno di cosa è fatta. Non sanno odorare, ascoltare, toccare, perchè non sanno “che cosa” dovrebbero ascoltare eccetera.
Ho voluto riportare quella citazione estrapolata dal capitolo “il pianto della pianta“ perchè anche io spessissimo mi ritrovo nella medesima condizione chiedendomi ripetutamente: Cosa dovrei fare? Come dovrei fare? Cosa dovrei sentire?
E’ un dilemma che da anni mi assilla e che per il momento ho solo in parte risolto con l’unico modo che conosco ovvero uscire di casa ed andare nel bosco.
Con la semplicità che caratterizza un uomo che ha contribuito a fare la storia dell’alpinismo, Curnis va dritto a quello che io ritengo sia il fulcro della questione ovvero la frattura, che come specie, abbiamo creato tra noi e l’ambiente che ci circonda e che oggi si mostra in tutta la sua drammaticità.
Confesso che di Curnis ignoravo l’esistenza fino a quest’anno. Ho quindi cercato di porre rimedio e in rete, e anche per via della scelta di ritirarsi a vivere in una baita tra i monti del bergamasco con la moglie Rosanna, ho trovato tantissimi contributi.
Per conoscere quindi un po’ della sua storia vi suggerisco questo video dal canale YouTube di The Pillow.
Penso che la forza di Basta poco. Momenti straordinari di una vita quasi ordinaria, non stia solo nei contenuti ma anche nella forma con cui Mario racconta il suo vissuto.
Infatti la chiave vincente a mio parere sta proprio nella prospettiva che riesce a dare ai racconti, è sempre un punto di vista solo personale che mostra quasi solo le sue azioni ed i suoi pensieri, ponendosi di fatto allo stesso livello del lettore.
E’ come dire: “ecco questo sono, niente di più, niente di meno. Accetta i miei racconti quali testimonianza della mia vita”.
Il risultato, al di là di una lettura piacevole, è quello di lasciare tra le pagine delle briciole di pane che, se colte, sono in grado di stimolare quelle domande che spesso appaiono scomode.
In fondo questo basta poco che cosa significa?
Ho provato anche io ad interrogarmi sul significato che do a questa affermazione ed il mio “basta poco” contiene tantissime cose.
Almeno a me appare così.
Cose, parlando di beni materiali, di cui spesso ho paura di liberarmi per quel misterioso tarlo che spesso mi fa dire “beh, prima o poi potrebbe servirmi“, cose che magari mi portano via inutilmente tempo che invece potrei dedicare ad altro.
Cose che mi distraggono mantenendomi in uno stato semi catatonico.
Insomma, questo “basta poco” aiuta a ricondurre all’essenza delle cose, siano esse materiali o immateriali. E’ come riavvolgere il nastro per tentare di recuperare un noi più connesso alla realtà.

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