Vivendo letteralmente di e con la tecnologia, ero molto curioso di leggere Nello sciame di Byung-Chul Han.
Un condensato come solo Han è in grado di fare che mi ha portato a riflettere attentamente su determinate dinamiche che mi circondano (micro) ed alcune invece di più ampio respiro che governano la nostra società (macro).
Occupandomi di tecnologie digitali sia come fotografo che come sviluppatore, leggendo alcuni passaggi ho avuto la classica illuminazione del riuscire a dare delle parole concrete a delle intuizioni che galleggiavano nella mia mente.
Pubblicato nel 2013, quindi all’attivo mancano in queste pagine questi ultimi 11 anni che devo dire non hanno fatto altro che confermare da una parte quello che Han sostiene mentre dall’altra peggiorare notevolmente la nostra condizione di homo digitalis.
Rimanendo però ai temi legati alla fotografia, questo passaggio mi ha particolarmente colpito:
Grazie al medium digitale oggi produciamo enormi quantità di immagini. Anche questa massiccia produzione di immagini può essere interpretata come una reazione di difesa e di fuga. Il delirio dell’ottimizzazione investe oggi pure la produzione di immagini: davanti alla realtà , percepita come imperfetta, ci rifugiamo nelle immagini. Non si tratta di religioni, ma di tecniche dell’ottimizzazione, con l’aiuto delle quali ci opponiamo alla fatticità come il corpo, il tempo, la morte ecc. Il medium digitale è de-fatticizzante. Tale medium non ha età , destino e morte. In esso il tempo stesso è congelato: è un medium senza tempo. Il medium analogico, invece, soffre il tempo. La sua forma espressiva è la passione.
Citando poi Barthes da “La camera chiara“:
Non solo essa [la foto] condivide la sorte della carta (è deperibile), ma, anche se è fissata su dei supporti più solidi, è pur sempre mortale: come un organismo vivente, essa nasce dai granuli d’argento che germinano, fiorisce un attimo, poi subito invecchia. Attaccata dalla luce e dall’umidità , essa impallidisce, si attenua, svanisce.
Leggere questo libro è stato come riconoscere come non solo tanti pensieri che da tempo mi frullano per la testa sono patrimonio anche di altri, ma anche che la direzione verso cui mi muovo ormai da qualche tempo ha un suo fondamento che non è basato sulla negazione ma sulla comprensione e sulla consapevolezza dei mezzi e dell’uso che se ne può fare.
La perfezione e l’immediatezza come cardini di un mondo vorticoso che vedo muoversi intorno a me, mi stanno ogni giorno più stretti.
Se da un lato (il lavoro) non posso opporre resistenza, dall’altro (il cammino) posso invece mettere in atto tutte quelle pratiche che a partire dalla condivisione delle esperienze (le storie) mi aiutano a riprendere le redini di un tempo che non è mai a sufficienza.
Nello sciame è quindi un libro che seppur datato rimane un punto di partenza, una sorta di fondamenta, su cui strutturare e costruire un pensiero critico su quello che oggi ci circonda e che un domani dovremo imparare banalmente a capire ed usare.
Buona lettura.

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