Quando osservo un albero le mie attenzioni sono sempre rivolte alla forma e alla disposizione dei rami, magari alla sua maestosità . Altre volte è una certa inclinazione dell’albero che cattura il mio sguardo.
Col tempo ho imparato, che per quanto importante, questo approccio necessita poi di passi ulteriori per entrare veramente in risonanza con l’ambiente nel quale sono immerso.
E’ un po’ come grattare il primo strato di una superficie piuttosto spessa.
E’ la porta di ingresso.
Ma poi cosa succede quando si riesce a varcare quella porta?
Premesso che non sempre ci riesco, il mese scorso mi sono concesso di abbassare un po’ “lo steccato” che normalmente mi circonda per permettermi di dare un occhio lì fuori per vedere cosa c’è.
Quello che ho trovato è stata una quercia di forse un paio di anni. Inaspettatamente sono incappato in lei, se ne stava completamente solo in mezzo ad una radura.
Inspiegabilmente ha resistito a qualche sfalcio estivo. Piegata leggermente a valle, aveva alcuni rametti su cui le sue caratteristiche foglie già facevano capire di quale potenza sia dotata.
Mi sono fermato di fronte a lei e abbassandomi ho voluto saggiare il suo attaccamento al terreno.
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| Fotografie di Enrico Bertani per Anatomia dell’Essere | |
Fortissimo. Quasi da non credere. Radici.
La quercia è uno dei miei 3 alberi preferiti e guardando questo piccolo virgulto sono stato mosso da una spinta conservatrice, quasi a voler proteggere questo piccolo miracolo fino a renderlo più o meno autosufficiente.

Mi è stato fatto notare come questo pensiero sia troppo umano, ed in effetti ho commesso il classico errore di presunzione dell’uomo. Non è compito mio prendermi cura di questo albero appena nato.
Ma grazie a questo albero appena nato e al sentimento di cura che mi ha influsso, ho capito che più che prendermi cura di lui devo prendermi cura di me stesso.
Condividere questi pensieri con le persone che in quel momento mi erano intorno è stato piuttosto strano, è stato come mostrare una piccola zona del mio universo che normalmente è inaccessibile.
Al contempo è stato molto bello poter ricevere da alcuni dei presenti il loro feedback, ovviamente calato sulla loro storia personale.
Questo piccolo albero è diventato quindi un totem intorno al quale parole, sentimento, emozioni si sono avvinghiate per essere poi distribuite ai presenti.
Sento che l’elemento “condivisione” è uno dei cardini sui quali voglio indirizzare la mia attività di fotografo e scrittore in cammino.
Io, albero. Io uomo. Io vita.



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