Pioppo maestoso

Ho piantato un seme

In un anfratto invaso dall’oscurità e decorato di escrementi, foglie secche di castagni ormai moribondi e umidità dilagante, ho affidato il futuro di un seme alla nuda terra.

Ho scavato con le unghie un piccolo buco nel quale ho adagiato con delicatezza il mio seme. Una invocazione lo ha accompagnato in questo viaggio infinito dalla mia tasca verso la sua nuova casa.

Il mio seme di Anthyllis circinnata, © Levon Biss

© Levon Biss, Anthyllis circinnata

Lentamente e con gentilezza l’ho ricoperto con la stessa terra che avevo prima rimosso mentre dal cielo oscuro di pietra l’umidità condensata grondava una cascata di acqua sui miei capelli.

Quanti piedi, quante zampe calpesteranno questo piccolo angolo di nulla?

Arriverà a domani diventando il suo destino o verrà semplicemente dimenticato dalla vita?

L’ho lasciato al suo destino mentre con fatica uscivo dall’oscurità per incamminarmi lungo la via del ritorno. L’ho lasciato solo, abbandonato a se stesso. Inerme, incapace di qualsiasi tipo di difesa.

Devo forse sentirmi in colpa per questo?

In cuor mio penso che il caso che governa la Natura saprà decidere anche per lui.

Forza. Gli alberi vedono da ogni dove,
foglie rami corteccia, le radici
sono per il profondo, lo succhiano,
lo cullano, lo rendono capace
di prime volte, di sbiechi.
Sottoterra nessuno va dritto al punto,
girovaga, erra, dorme e spunta le pietre.
Forza. Gli alberi ti sentono
percepiscono il fremito
e sanno come tesserlo
nitido e scarno come un dizionario.
Forza, ti hanno posato una parola in mano
non renderla rispettabile, spargila
non lasciarla bruciante in gola.

Chandra Candiani, Pane nel bosco

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