Questo post nasce da una consapevolezza semplice: alla montagna non importa.
Indifferenza, non arroganza
La montagna non è contro di noi: semplicemente è. La sua indifferenza non giudica, non consola, non risponde. Sta lì, a scala geologica, mentre le nostre stagioni interiori passano come nuvole. È in questa sproporzione che qualcosa in me si rassetta: ciò che ieri pareva enorme, oggi si fa piccolo come un granello sulla pietra.
Accettare che la montagna non si curi dei nostri piani o delle nostre fotografie è, paradossalmente, un sollievo. Non sminuisce ciò che sento: lo rimette in scala.

Cosa cambia in me quando ricordo che alla montagna non importa
Quando accolgo questa indifferenza, lo sguardo si fa più presente. Le urgenze si placano, il respiro trova spazio, i passi diventano misura. Non devo spiegare il luogo: mi basta esserci. Il silenzio e la rivelazione approfondisce questo passaggio.

La consapevolezza non è un pensiero alto, è una postura del corpo: la schiena che si raddrizza al vento, la mano che tocca la roccia per capire dove mettere il peso. Il mondo non ruota intorno a me; proprio per questo posso abitarlo con più gratitudine.
Fotografare ciò che non ci appartiene
Sapere che alla montagna non importa del mio scatto cambia il gesto. Non fotografo per chiedere attenzione, ma per restituirne. Il fotogramma diventa un segno di passaggio: «sono stato qui ad ascoltare».
Mi prendo il tempo (ne ho scritto in Singolarità e tempo: la fotografia dell’istante): aspetto che il vento si posi, che la luce si sposti di un poco, che un’ombra riveli un rilievo nascosto. Se la montagna resta indifferente, io posso scegliere di essere attento.

Una responsabilità leggera
L’indifferenza non mi assolve. Mi ricorda che il peso delle azioni è mio: come cammino, dove poso i rifiuti, quanto rumore porto con me. In questo spazio senza applausi né rimproveri, la responsabilità diventa una forma discreta di amore. Ne scrivo anche in Contro la linea retta.
Forse è qui che nasce la consapevolezza: nell’allenare uno sguardo capace di ridimensionare l’io e, insieme, ampliare la cura. La montagna non si accorge di me; io posso accorgermi di lei.
Alla montagna non importa; a me importa di esserci, con attenzione.
E tu, cosa cambia in te quando ricordi che alla montagna non importa?
Raccontamelo nei commenti – leggo volentieri e rispondo.
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