
A fine novembre mi è arrivata una mail dal Giappone.
La fotografia degli eriofori che vedi qui sopra ha vinto il terzo premio ai Tokyo International Foto Awards (TIFA).
Confesso che mi ha fatto molto piacere, ovviamente. Ma più della parola “premio”, mi interessa ricordare il momento in cui ho scattato questa fotografia: ginocchia nell’erba umido, il fiato corto per una salita piuttosto impegnativa, il vento che muoveva appena i ciuffi bianchi.
Erioforo, il fiore delle anime
L’erioforo è uno dei miei fiori preferiti.
All’inizio dell’anno gli ho dedicato un post, che trovi qui: Erioforo, ovvero il fiore delle anime.
È un fiore leggerissimo, dura poche settimane.
Sta in mezzo a caldo e freddo, giorno e notte.
Quando lo guardo da vicino, mi sembra sempre un piccolo corpo celeste atterrato per sbaglio in un pantano di montagna.
Dentro l’immagine
Per questa fotografia ho scelto il bianco e nero. Non poteva essere diversamente!
Ho lasciato che quasi tutto andasse nel buio: gli steli, il prato, il resto del mondo.
Restano solo le teste bianche, sospese, come se galleggiassero nello spazio.
Quello che mi interessa è questo equilibrio fragile: un attimo prima che il vento cambi, un attimo prima che il fiore si sfaldi.
Premio e cammino
I concorsi sono una tappa, non la meta.
Il TIFA è un bel segnale, mi dice che questo lavoro parla anche lontano dalla montagna.
Poi però chiudo il computer e torno al punto di partenza: camminare, fermarmi, ascoltare. Cercare ancora.
E tu?
C’è un fiore, una pianta, una forma fragile della natura che senti “di casa”, anche se la incontri lontano?
Se ti va, raccontamelo nei commenti.
Leave a reply