Come si fa a descrivere un fiore delicato, impalpabile, che ha una vita di poche settimane, esposto al sole cocente del giorno e al freddo della notte.
Un fiore che quando lo guardi non capisci come possa esistere una fisica di questo tipo.
Un fiore che quando lo guardi non riesci a valutarne la bellezza.
Un fiore che quando lo guardi ti proietta l’immaginazione verso universi sconosciuti.
Io proprio non saprei da dove partire, una cosa però la so ed ora la racconto.
La scorsa estate mi sono imbattuto in un prato in alta quota completamente ricoperto da questi fiori bianchi come la neve.
Mi sono accovacciato e ho lasciato scorrere la mia mano sopra le loro chiome.
La sensazione a pelle è stata immediatamente folgorante.
Questi batuffoli governati dal vento sono incredibilmente soffici, mi hanno ricordato i batuffoli di cotone anche se il cotone non l’ho mai toccato.
Però l’idea è stata questa. Fiori di cotone. E sono rimasto lì come ipnotizzato a guardarli danzare nell’aria, che poi se ne fissi intensamente uno ti sembra di avere le traveggole dal gran che ti gira la testa.
Ma poi, mentre sono lì che fisso questa danza, penso che magari alcune anime siano state strappate dall’aldilà per reincarnarsi in questi fiori.
Dire se queste anime siano poi state fortunate o meno lo lascio ai posteri.
Una volta rientrato, e guardate le foto, ho avuto questa illuminazione se così posso chiamarla, disegnare con la china un erioforo.
Associare la china (nera per definizione) ad un fiore completamente bianco è stata fin da subito una sfida che mi ha stuzzicato.

Come si fa quindi a disegnare un erioforo senza saper disegnare?
A questa bella domanda l’unica risposta per me possibile era quella di realizzare un disegno senza pensare, senza fissarmi sulle forme, senza pretendere l’uguaglianza.
Per fare questo l’unico modo che conosco è quello di “lanciarmi“.
“Lanciarmi” per me significa letteralmente “eseguire un gesto unico“, un unico movimento di mano a tracciare le forme di quello che ho in mente.
Il risultato sulle prime mi ha fortemente deluso, però ho cercare di portare pazienza. Ho appeso il disegno alla parete espositiva e l’ho lasciato lì, a decantare.
Dopo qualche settimana e diverse occhiate sfuggenti, ho realizzato che quel disegno mi piaceva. Racchiudeva effettivamente l’idea che mi ero fatto dell’erioforo.
Oggi, nel pieno dell’inverno, quando guardo il mio erioforo riesco a tornare a quelle visioni e sensazioni di meraviglia che hanno caratterizzato il mio incontro con questo fiore straordinario.
Riesco a ricordarmi la sensazione sulle dita.
Riesco a ricordarmi le sensazioni sulla pelle.
E’ un fiore della memoria.


Leave a reply