In questo giorno nessuna enfasi, nessuna abbondanza, nessun cibo.
Appena alzato ho acceso una candela a rischiarare le tenebre di casa. Alla luce di quella fiamma ho iniziato la mia giornata. Nella lentezza, nel silenzio, nella meditazione ho lasciato trascorrere le prime ore del giorno.
Grigio, umido, tetro. Inverno.
Quella stessa fiamma nel pomeriggio l’ho portata con me. Sono salito ai monti e mi sono inoltrato nel bosco custodendo con dovizia quella fiamma.
Neve marcia e placche di ghiaccio lungo il sentiero. Un timido sole già avviato a scomparire dietro il crinale ha illuminato per pochi attimi il mio cammino.
Prima di essere avvolta nelle nubi, la Montagna mi ha guardato con quella sua solita faccia da sorniona, giusto il tempo di uno sguardo prima di riprendere il cammino.
Lento, un passo dopo l’altro. Calibrando il peso per non scivolare nel marciume lasciato dalla neve di qualche giorno fa.

Giungo quindi sulle rive del lago quando le ombre iniziano già a distendersi.
E’ tempo di raccogliere un po’ di legna. Solo rami già caduti che di morte non ne voglio procurare altra per oggi.
Il bosco offre già di suo tutto il necessario, non serve lanciarsi in chissà quali esplorazioni. Dal folto sale una bruma azzurra che mi invita a sostare. Vorrei riuscire ad farla mia, racchiuderla in un vasetto per poterla poi respirare una volta tornato al piano.
Un sorta di distillato, di elisir, di essenza di Montagna. Oggi io non sono Montagna, ma un ospite in ascolto, che in silenzio celebra questo momento attraverso la pratica del fuoco.
Accendere un fuoco in queste condizioni non è semplice. La legna umida impone una cura particolare del fuoco. Non lo si può abbandonare.
Curare questa fiamma e come prendermi cura del mio cuore.
Da un’esile fiammella qual è, cerco di farla crescere. Qualche rametto, pezzi di corteccia. Anche solo questo piccolo incipit di fuoco produce già un calore tale da riscaldare le mani.
Per qualche minuto godo dell’eternità di un fuoco in libertà . La fiamma danza come solo lei sa fare. Il silenzio è totale. Solo il vento a tratti viene a salutarmi, ma presto anche lui si rintana nelle profondità del cielo.

Prendermi cura di questo fuoco mi fa capire, una volta di più, che non c’è nulla di scontato in questo mondo. In un cammino dove si pretende che tutto sia già deciso fin dal primo passo, concedersi di vivere l’incognita è a mio avviso indispensabile.
Capire che per quanto voglia un fuoco vivace ed autosufficiente in queste condizioni non sia possibile ottenerlo è fare pace con le aspettative del mondo intero.
Concedermi che per oggi va bene così e che questo così è già tantissimo è il dono che questo Yule mi porta quest’oggi.

Attendere il buio in questo luogo è un altro dono che serbo nel cuore.
Le ombre salgono dalla terra serpeggiando nel bosco. Uno sguardo al lago dove è ancora luce ed uno al bosco già scuro, mi fanno capire che è il momento di rientrare.
Spengo il fuoco, raccolgo le mie cose e lentamente riprendo la via del bosco.
Al termine di questa giornata, sono estremamente contento di essermi dedicato non solo il tempo necessario “alle mie cose” ma anche la lentezza giusta nel viverle. Il mio cuore, per quanto possibile, è leggero, scaldato dalla fiamma del fuoco che eterno brucia dentro di me.
Sono pronto a camminare.





Leave a reply