C’è un momento in cui il desiderio non può più restare sospeso: deve diventare gesto, materia, immagine.
La Sehnsucht, quel misto di nostalgia e tensione verso l’infinito, è fertile terreno per l’arte, ma solo se trova il coraggio di incarnarsi.

Molti artisti romantici conoscevano bene questa alchimia: partivano da un’emozione impalpabile e la traducevano in versi, colori o note capaci di far vibrare chi ascoltava o osservava.
Nella fotografia, questo passaggio è un atto di scelta: decidi di fermare un istante che contiene in sé la promessa di qualcos’altro. Non si tratta di documentare, ma di evocare.

Trasformare la Sehnsucht in arte significa accettare che ciò che desideriamo non potrà mai essere raggiunto del tutto. È il vuoto a renderla viva. Ma è anche un invito a creare, a dare forma al sentimento, a costruire un ponte tra ciò che esiste e ciò che immaginiamo.
Quando guardo le mie immagini più riuscite, mi rendo conto che nascono tutte da un momento di mancanza. Eppure, proprio in quella mancanza, si accende la scintilla che le ha rese possibili.
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