C’è una finestra. No è un finestrone che poi è una porta mica una finestra. Una porta attraverso la quale esco sul bosco.
Ma il bosco oggi è quello di ieri, pare in silenzio, il bosco.
Che sembra che sia ancora gennaio quando la neve ricopre ogni centimetro di cose tipo alberi, fiori, erba, rocce, acqua, muschi, licheni, barbe, aghi, foglie, nuvole, cieli.
Ecco, gennaio è un po’ così, immobile. Ma oggi è marzo e il bosco sembra quello di gennaio se non che quando appoggi il piede sulla neve capisci che quella che sta sotto di te non è neve perchè è marcia.
Sono le ultime nevi, quelle che quando cammini o sprofondi fino alla coscia o ti inzuppi di schifo tipo fango misto ad acqua e umori del bosco.
Ecco, oggi, che è marzo, mi lascio alle spalle gli spazi aperti ed entro nel bosco. Voglio vederle queste ultime nevi, le voglio respirare, le voglio calpestare.
Che poi sì, sarà anche marzo, ma qualche minuto fa il sole che sembrava un simpatico fratello adesso è neve che cade dal cielo.
Ed io, che ogni volta che dal cielo cade qualcosa mi fermo, io che sono cresciuto con la neve al posto del sangue, ecco, io, guardo queste brustoline scendere caotiche dal cielo cercando di metterci qualcosa di scuro dietro che con tutto questo bianco delle ultime nevi col cavolo che riesco a vederli, i brustolini che scendono dal cielo.
Pare veramente gennaio adesso. Se non fosse che ogni passo che faccio sprofondo fino alla coscia in questa neve resa marcia da marzo.
Che poi se mi fermo un attimo da questo camminare insulso, sento che in fondo gennaio ormai è lontano, lo sento perchè sento gli uccelli cantare, sento il picchio scavare, sento lo scoiattolo ravanare.
Non è vita questa?
Addio gennaio, addio ultime nevi.
Un bosco giallo, due strade divergevano,
e dispiaciuto di non seguirle entrambe
e rimanere uno, sostai a lungo
a scrutarne una fino al punto dove
s’inoltrava svoltando tra i cespugli;poi presi l’altra, altrettanto bella,
che forse si prestava meglio all’uso
perché coperta d’erba; anche se
il transito le aveva a dire il vero
consumate in misura quasi uguale,e quel mattino entrambe se ne stavano
tra foglie che nessun passo ha annerito.
Oh, tenni la prima per un altro giorno!
Ma sapendo che una strada porta a un’altra
dubitavo sarei mai tornato indietro.Questo racconterò con un sospiro
— Robert Frost, La strada non presa
chissà quando da una distanza immensa:
due strade divergevano in un bosco
e io – io ho preso quella meno battuta
e questo ha fatto tutta la differenza.












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