C’è un momento, in montagna, in cui il buio non è più assenza ma respiro.
Quando la luce del giorno svanisce e il cielo si riempie di stelle, la vastità si fa quasi tangibile, come se l’universo intero fosse a portata di mano eppure infinitamente distante.
Seduto su un masso ancora tiepido del sole del pomeriggio, guardo la Via Lattea scorrere sopra di me.
Il silenzio è così denso che ogni pensiero si dilata, si slega dal tempo. È allora che sento riaffiorare la Sehnsucht: quella tensione verso un altrove che non so nominare, quella nostalgia per qualcosa che forse non ho mai conosciuto ma che mi appartiene da sempre.
In quei minuti sospesi, ogni stella è un richiamo. Ogni costellazione, un sentiero verso luoghi inaccessibili.
La fotografia, qui, non è mai solo un atto tecnico: è un tentativo fragile di catturare l’invisibile, di dare forma a ciò che resta tra le righe della notte.
E mentre l’aria si fa pungente e le mani si intorpidiscono, comprendo che il mio sguardo non cerca una risposta: si lascia semplicemente attraversare dal desiderio, e questo basta.
Questa notte mi ha ricordato come certe emozioni vivano anche in altre parole intraducibili che ho esplorato qui.


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