Chalandamarz

La primavera (astronomica) è arrivata e con lei riti e tradizioni propiziatorie per l’estate a venire: è la chalandamarz.

Le strade risuonano della cacofonia di decine di campane diverse. Dalle piccole ed acute a quelle enormi e baritonali.

Si canta all’inverno appena terminato cercando di scacciare gli ultimi rigurgiti di freddo tramite fruste.

Si respira un’aria di gioia, c’è quel fremito nell’aria tipico dell’attesa. Di quando i cuori battono all’unisono, di quando l’energia viene come convogliata verso un unico obiettivo.

L’anno scorso nevicava, quest’anno il sole governa indisturbato un cielo blu cobalto. L’aria è frizzante e si infila con decisione tra gli angoli della città.

Alla chalandamarz si scaccia l'inverno ed i demoni cattivi con le fruste
Le campane alla chalandamarz annunciano la primavera

Mi soffermo a guardare questi gruppi di bambini. Avranno giusto 6 anni, forse meno. Ogni gruppo, che corrisponde ad una classe scolastica, è unito da una corda.
Guardandoli non senza emozione, li penso a come tante scialuppe di salvataggio che si muovono in un’oceano tumultuoso che è la vita che li aspetta.

Mentre ero lì, infreddolito, il pensiero di questa tradizione, che affonda le sue radici nell’epoca romana, mi ha fatto capire di come l’intero arco alpino sia un baluardo che custodisce, sempre più faticosamente, riti e tradizioni che hanno in parte plasmato questi territori.

Mi sono sentito un semplice turista incapace di cogliere il significato profondo di tradizioni come la chalandamarz.
Ma al tempo stesso si sono sentito un privilegiato per poter assistere a questo rito che richiama fortemente anche il mio legame con i ritmi della Natura.

E’ importante per me non perdere di vista questo legame. La mia quotidianità, farcita di tecnologia ed impegni incalzanti, spesso mette a dura prova un equilibrio che è sempre traballante.

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