Chi tra chi frequenta la montagna in inverno, non ha mai desiderato trovarsi di fronte una distesa intonsa di neve fresca?
A me capita raramente di imbattermi in questa situazione, ma sabato scorso ho avuto l’onore, l’onere ed il piacere di aprire la pista. Credo sia stata la mia seconda volta in assoluto. La prima fu questa.
E’ piuttosto difficile descrivere il paesaggio senza cadere nella retorica dei superlativi.
Posso però dire che mi sono sentito un privilegiato. Mi sono sentito particolarmente riconoscente di essere stato là in quel preciso momento.
Nonostante la scomodità di aprire la pista per primo, nonostante la sveglia alle 4 di mattina per essere in pista alle 7, nonostante le strade in pessimo stato, ecco, nonostante tutto, in cambio ho avuto 3 ore di solitudine assoluta.
Ore che in termini di densità ed intensità sono state incredibili.
La luce, prima che sorga il sole, è di quel blu elettrico che mi emoziona sempre perchè mi trasporta in altre lande. Lande desolate, di altri paralleli che non ho mai visto, ma che agogno da sempre.

Sabato il silenzio, a tratti irreale, era interrotto solo dalle folate di vento impetuoso che a tratti scendeva fin dentro il bosco agitando i faggi e producendo quel tipico scricchiolio dei tronchi che si flettono toccandosi vicendevolmente.
Fermarsi in mezzo al bosco, lasciare che il respiro si calmi e lasciarsi avvolgere dall’ambiente, mi permette di rimanere in uno stato di ascolto ed accoglienza che nessun altro luogo è in grado di evocare.
Ascoltare il nulla, perchè non c’è nulla che si manifesti alla sensibilità del mio udito, è una sensazione a tratti destabilizzante proprio perchè l’udito è uno di quei sensi che viene costantemente sollecitato e quando manca quella sollecitazione tutto immediatamente assume dei connotati magici.
Le nuvole impigliate nel bosco hanno cristallizzato gli alberi. Una foresta di cristallo tutt’altro che delicata.
Il contrasto tra i tronchi scuri dei faggi e la miriade di rametti ricoperti di ghiaccio era semplicemente una favola tanto che da lontano il bosco sembrava ammantato di milioni di ragnatele.

Ormai ho perso il conto delle volte che ho camminato in questo bosco, su questo sentiero, che oggi è solo immaginario.
Ho ormai alcuni amici che vengo ciclicamente a trovare ed ogni volta mi lasciano senza parole.
Tutto questo, e molto altro che non riesco ad esprimere a parole, giunge a me grazie a questo aprire la pista.



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